Università e Città

INSIEME PER CRESCERE

La trasmissione della conoscenza, fattore trainante delle città del futuro. 

Lo è stato già nel passato a Bologna dove attorno alla sua Università si è sviluppata l’idea di città. I famosi portici che distinguono la città di Bologna furono costruiti per consentire nel 1300 l’ospitalità degli studenti fuori sede. 

Questa è una sfida che università e città dovranno saper cogliere per restare a passo coi tempi. Bisognerà pensare a una formazione nuova che sappia sia formare le persone a essere capaci, sia che sappia prepararli a saper stare nella realtà e a saper reagire alle problematicità che il mondo gli presenta. 

L’altro tema cruciale su cui la città dovrà dare risposte è quello legato alla salute. Non è un caso che la progettualità di molte amministrazioni tenderà a concentrarsi sempre di più nell’attrarre poli di università e ricerca e/o di grandi centri dedicati alla salute, che punteranno a specializzarsi per diventare centri di eccellenza nel proprio campo di azione. 

Un altro tema molto importante, è l’importanza di creare un’università in cui gli studenti e i professori stacchino gli occhi dal pc e riprendano a guardarsi faccia a faccia; cioè dare valore alla relazione come fondamento per l’apprendimento e per la conoscenza, per crescere persone più capaci, che coniughino innovazione e fattore umano.

Collaborazione: come capacità di mettere insieme vari temi per costruire una rete che porti ad un lavoro su università e impresa. Mondo accademico, culturale, le industrie e i giovani. Una vera e propria esperienza educativa formata dalla conoscenza cioè da educazione, ricerca ed esperienze,

Competenze: Ricerca, green economy, infrastrutture. Un futuro basato su contenuti e proposte concrete. 

Innovazione e Sostenibilità degli atenei e dei campus. In aula dobbiamo portare la relazione e il confronto. Fare sport, concepire il cibo come un fenomeno culturale e incentivare il sistema delle residenze in Italia come fattore di socialità e cultura. È una bella sfida reinventare uno spazio personale e comunitario, per questo occorre saper programmare.

1) Programmare insieme al mondo del lavoro sia per risolvere problemi sociali e occupazionali sia per innovare i poli della ricerca e, allo stesso tempo, sostenendo le aziende, per immaginare quelli che saranno i nuovi lavori che, appunto, coniugheranno innovazione e fattore umano.

2) Programmare urbanisticamente gli interventi volti a valorizzare le varie aree della città rendendoli dei poli attrattivi per tutti i cittadini: si tratta di far crescere una vera capacità di governare il territorio, che rappresenterebbe una grande svolta per la nostra città.

Frisoni con Ceccarelli